8 ago 2014

Anche in Italia i ristoratori vietano l'accesso ai bambini

Sulla scia della tendenza americana delle zone "no kids", anche una rinomata pizzeria di Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, ha stabilito la regola del divieto di ingresso ai bambini under 10, dopo le 21


E’ arrivata anche in Italia la tendenza made in USA a vietare l’ingresso ai bambini in alcuni locali commerciali. E, nel Bresciano, precisamente a Bagnolo Mella, nella pizzeria-pasticceria di proprietà della famiglia Sirani, è presente un cartello che avvisa che dopo le ore 21 l’ingresso è riservato solo agli adulti. In realtà, questa regola venne adottata ancora 7 anni fa, in seguito a insistenti lamentele da parte dei clienti per l’insopportabile atmosfera creata dalle urla, pianti e capricci dei bimbi presenti in sala.

Il Presidente della Fipe-Confcommercio, Stoppani, è intervenuto sull’argomento con queste parole: “Un pubblico esercizio può rifiutare una prestazione se esistono giustificati motivi che lo impongono. Gli schiamazzi, il pianto o le intemperanze proprie dei piccoli possono costituire valide giustificazioni. Inoltre, un esercente ha il diritto di caratterizzare la sua offerta, imponendo dei vincoli di accesso – sul vestiario, sul genere, sull’età, eccetera – assumendo i rischi imprenditoriali conseguenti”.

Il pubblico del web si divide: c’è chi avanza accuse e polemiche, addirittura parlando di discriminazione e razzismo, ma non mancano neppure i convinti sostenitori del “No Kids zone”, non solo nei ristoranti o pizzerie, ma anche nei resort, alberghi e voli aerei.

E i gestori italiani attenti ai bisogni dei loro clienti si adeguano: sono numerosi, infatti, gli esempi di locali “childenfree” nel nostro paese; tra questi: l’hotel Mont Blanc in Valle d’Aosta, l’hotel Morfeo sulla Riviera adriatica, l’Antico Casale di San Gimignano.

E anche la compagnia irlandese low cost, Ryanair, dal 2011 ha introdotto dei voli senza bambini, in seguito ad un sondaggio da lei condotto tra i suoi passeggeri, la metà dei quali dichiarava di essere disposta anche a pagare un prezzo più alto pur di non avere bambini a bordo.

Io sono una mamma di un bimbo di 3 anni e, di primo acchito, questa presa di posizione nei confronti dei nostri piccoli mi ha amareggiata non poco. Ma, poi, pensando alle cene fuori casa o ai pomeriggi di svago con la mia famiglia, bimbi compresi, ho capito che siamo noi genitori a dover scegliere il locale da frequentare con i nostri figli, perchè non dovrebbe essere necessario il divieto di un ristoratore a ricordarci che i bambini hanno tutto il diritto di annoiarsi in un locale che non sia a misura loro, in un ristorante che non presta attenzione anche alla loro di felicità, magari con la presenza di un’area bimbi o di un intrattenimento speciale per i più piccoli.

2 ago 2014

Come salvare un bambino con le manovre di disostruzione pediatriche

Troppi ancora i bambini che muoiono soffocati da cibo o da un oggetto che ostruisce loro le vie respiratorie: in Italia si registrano circa 50 decessi all'anno per questa causa.





Eppure questi tragici incidenti potrebbero essere evitati grazie alle manovre pediatriche: "per salvare un bambino che ha ingoiato un boccone troppo grande o un piccolo oggetto ci vuole assai poco; un corso di un'ora, per non farlo morire soffocato, in attesa dei soccorsi", sostiene Iacopo Pagani, medico e referente nazionale del Progetto Manovre salvavita pediatriche della CRI.

Infatti la Croce Rossa Italiana, da anni impegnata nel fornire formazione circa lemanovre salvavita, organizza periodicamente dei corsi di disostruzione pediatrica aperti a tutti affinché, non solo i genitori, ma anche insegnanti, nonni, baby sitter e tutti coloro che si relazionano con bambini in età pediatrica, siano maggiormente informati e siano in grado di intervenire correttamente e il più rapidamente possibile, in attesa del supporto del personale qualificato.

In attesa di poter partecipare a uno di questi preziosi corsi, può essere importante anche solo accedere al sito della CRI e seguire il video, realizzato dai volontari della Croce Rossa di Como, che dimostra come procedere nei casi in cui cibo o un oggetto occluda le vie respiratorie in bambini in età pediatrica. In appena 8 minuti il video illustra due diversi modi di intervento, in base all'età del soggetto ostruito: ossia se si tratta di un bimbo di età inferiore all'anno e mezzo o, di bambini più grandi, comprese le indicazioni sulla rianimazione cardiopolmonare, nel caso in cui il piccolo perda coscienza.

Come si sottolinea nel video, oltre a cercare di mantenere la calma e far sentire la presenza del soccorritore al piccolo, è molto importante anche evitare di commettere degli errori che, oltre a non risolvere il problema, potrebbero essere controproducenti, come evitare di mettere le dita in gola o prendere per i piedi un bambino che è ostruito.

Sul sito della Croce Rossa è disponibile il calendario degli eventi formativi e i numeri da contattare per maggiori informazioni.

1 ago 2014

Bronchite acuta: inefficacia degli antibiotici

La bronchite acuta è una infiammazione dei bronchi causata da un virus o un batterio, generalmente accompagnata da tosse per circa due o tre settimane. Rappresenta una delle cause più frequenti di visite mediche e la prescrizione di antibiotici in questi casi sembrerebbe essere molto, troppo frequente.



Uno studio condotto dal dottoMarc Miravitlles, pneumologo presso l'Istituto di Ricerca dell'ospedale Vall d’Hebron e dal dottor Carl Llor, ricercatore presso il Centro di Assistenza Primaria (CAP) Jaume I di Tarragona e presso l'Università Rovira i Virgili, ha dimostrato l'inefficacia degli antibiotici nella cura della bronchite acuta e che la somministrazione di antinfiammatori non aumenta la possibilità che la tosse cessi con più rapidatà.

La ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal, durata due anni dal 2010 al 2012, ha coinvolto 416 pazienti di età compresa tra 18 e 70 anni che presentavano i sintomi di un'infiammazione dei bronchi: tosse, colore giallo-verdastro del muco e difficoltà a respirare o dolore al petto. 
Con il consenso dei pazienti, i medici hanno sottoposto loro tre differenti trattamenti: antibiotico amoxocillina, antinfiammatorio ibuprofene e placebo. Nei pazienti curati con antibiotici la tosse durò dai 10 ai 12 giorni, quelli trattati con antinfiammatori da 8 a 10 giorni e in coloro che assunsero un placebo dagli 8 ai 14 giorni. 

Miravitlles arriva alla conclusione che "nei casi di infezione respiratoria lieve come la bronchite acuta si ricorre ad un uso eccessivo di antibiotici, che non recano nessun beneficio ai pazienti, ma anzi permette ai batteri di sviluppare una resistenza a questi farmaci".

Questo comporta un costo economico molto alto, il rischio elevato che si manifestino reazione avverse dovute all'assunzione degli antibiotici e, anche, quello di aumentare le probabilità che si sviluppi una resistenza agli antibiotici da parte dei batteri più frequenti.